I social del mondo

Paese che vai, social che trovi. Lo mostra la mappa qui sotto, realizzata da Vincenzo Cosenza: 167 nazioni prese in esame per cercare di sondare i principali canali di comunicazione del mondo.

Il re è sempre lui, Mark Zuckemberg. Non sarà una sorpresa scoprire che Facebook è il social network leader, usato da oltre 150 paesi sul pianeta (91%). I suoi utenti attivi, cioè i profili che hanno compiuto almeno un’opzione digitale al mese, toccano quota 2.2 miliardi. In Italia sono oltre 30 milioni: all’ incirca la metà della popolazione nazionale. “Dare alle persone il potere di creare comunità e rendere il mondo più unito”: un motto, un programma.

Considerato il social più famoso del mondo, è stato fondato nel 2004 dallo stesso Zuckerberg e dai suoi compagni di college di Harward: Eduardo Saverin, Andrew McCollum, Dustin Moskovitz e Chris Hughes a Cambridge, Massachusetts. Attualmente ha la sede a Menlo Park, nella San Francisco Bay Area in California.

La situazione particolare dell’Iran lascia spazio a Instagram, che comunque è sempre di Zuckemberg: Il controllo del governo su Facebook rende il suo utilizzo molto difficile. Nel 2016 è stata infatti introdotta una rete nazionale, sconnessa dal World Wide Web diffuso in gran parte del mondo.

In Cina, Facebook non c’è. Al suo posto QZone, il social cinese pensato dai cinesi per i cinesi, solo in cinese. Fondato nel 2005 dalla cinese – appunto – Tencent Holdings, una società per azioni di investimento nata nel 1998, conta al momento 570 milioni di utenti attivi. Nato come piattaforma di blog, con gli anni ha legato gli account degli utenti al servizio di messaggistica istantanea QQ. Il suo socio, prodotto sempre dalla Tencent, è Weibo, la versione cinese di Twitter.

In Russia la musica è analoga, ma diversa. Chi vuole essere social usa VKontakte. Fondato da Pavel e Nikolai Durov nel 2006, ad oggi conta 97 milioni di active users. Un successo senza precedenti nell’ex Unione Sovietica: condivisione di musica e film, scambio di messaggi, connessione fra i profili. Una piattaforma all’insegna della libertà e dell’anarchia, dove c’è spazio per tutti. Anche per chi protesta contro il governo.  Fra tutti, Alexei Navalny: avvocato e blogger, ma soprattutto oppositore di Putin. Poco tempo dopo la sua fondazione arrivano i primi avvertimenti dei servizi segreti russi (Fsb), cui Durov risponde con fermezza e ironia. Nel 2012, si passa alle maniere forti. Durov è accusato di omicidio ai danni di un pubblico ufficiale in un incidente stradale e viene progressivamente allontanato dalla sua creatura. Vkontakte – o VK – al momento è nelle mani del fondo United Capital Partners, legato al Cremlino. I fratelli Durov però non si sono fermati: Telegram, la loro invenzione del 2013, ne è la prova.

Sempre in Russia, accanto a VK c’è Odnoklassniki: fondato nel 2006 da Al’bert Michajlovič Popkov, al momento conta 71 milioni di utenti attivi al mese. È il secondo social più diffuso in Russia e il primo in Turkmenistan e Uzbekistan.

Da Harward agli ex territori dell’Unione Sovietica, nel 2018 forse non è più così vero che tutto il mondo è Paese. Piuttosto, tutto il mondo è social. Americano, cinese, russo nuovo, storico, colosso o di nicchia. Purtroppo, non sempre libero.

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